Diario da Casa – 31 Marzo

Ultimo giorno del marzo più surreale della mia vita, della nostra vita. Oggi sono 23 giorni che siamo chiusi in casa, salvo rarissime eccezioni, e la cosa più strana è che le giornate stanno davvero volando. Rispetto alle prime due settimane ho intrapreso una routine assidua, che ha reso le giornate tutte uguali, ma che almeno non mi dà il tempo di pensare troppo a ciò che succede.

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Diario da Casa – 24 Marzo

Si fa sempre più complicato ricordarsi che giorno della settimana sia. Sono ancora naufrago in quest’eterna domenica, alla ricerca di appigli e punti di riferimento temporali, proprio io che, da fotografo, sono ossessionato dal passare del tempo. Il tempo stesso ora sembra essersi aggrovigliato in una sabbia dalla quale, anch’esso, non può uscire.

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Diario da Casa – 20 Marzo

Ultimo giorno di inverno, un inverno che praticamente non si è mai visto, ma che sembra aver deciso di palesarsi la prossima settimana, con temperature minime sotto lo zero (a Roma). Passare dai 20 gradi di quest’ultimo mese a minime glaciali sarà tosta, a maggior ragione in questi giorni di isolamento in cui sedersi sotto il sole, accanto alla finestra, era uno dei pochi momenti di gioia di una giornata lunga e senza grandi aspettative. Oggi almeno è venerdì, in tv c’è Propaganda Live, ormai unico punto di riferimento in una settimana tutta uguale.

Il progetto Distant But Close si sta arricchendo di nuove immagini: oggi ho ricevuto fotografie fuori dalla finestra provenienti da Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Australia e moltissime dagli Stati Uniti, grazie anche al portale Bored Panda che ha inserito il progetto nella prima pagina della categoria Photography. Sarà forse un’idea stupida quella di collezionare le immagini che si vedono fuori dalle vostre finestre, ma mi tiene allegro, vivo, connesso con le altre persone, in un periodo in cui la mancanza di contatti sociali è un dramma che non avrei mai pensato di dover affrontare in vita mia.

Ho appena piazzato un’altra grande X rossa sul calendario della cucina e mi rendo conto che sono quasi due settimane che la vita non è più la stessa. Stasera avverto, forse per la prima volta dal 9 marzo, una forte malinconia, la consapevolezza di essere ancora all’inizio di un percorso che non so dove porterà. Una cosa mi auspico: spero che usciremo da tutto questo come persone migliori, più tolleranti, più attente agli altri, più vicine. Daje.

Diario da Casa – 18 Marzo

La giornata si è aperta con una bellissima email della mia gallerista cinese, Lanjie, che mi ha parlato dell’incoraggiante situazione attuale in Cina, offrendosi di mandarmi, nel caso ne avessi avuto bisogno, mascherine e equipaggiamento protettivo di qualunque tipo, dicendosi molto grata per il supporto avuto dalla Cina nei primi tempi e per la mia comprensione nei confronti della galleria d’arte, che è chiusa ormai da un paio di mesi. Tutto il loro piano espositivo di questo periodo e forse di tutta l’annata è inevitabilmente saltato (ogni anno girano fiere e mostre d’arte in Cina dove mettono in mostra i lavori dei loro artisti, tra cui io), ma stanno comunque progettando di realizzare alcune mostre online ogni mese con focus sui vari artisti della galleria e sui loro lavori.

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Diario da Casa – 17 Marzo

Oggi è San Patrizio, il santo patrono dell’Irlanda. Un anno fa mi trovavo a Trastevere con due amici a bere qualche birra, fantasticando sull’idea di passare il San Patrizio successivo, cioè oggi, tutti insieme a Dublino. Sicuramente in Irlanda non ci saremmo andati ugualmente, ma ai tempi era davvero impensabile immaginare che avremmo passato il 17 marzo del 2020 a berci una birra in diretta su Skype, costretti a restare chiusi in casa nonostante viviamo a poche centinaia di metri.

Nel pomeriggio ho letto che “a Roma e nel Lazio siamo di fronte a un incremento contenuto grazie ai comportamenti virtuosi dei cittadini”, secondo Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani, e penso che questo sacrificio che stiamo facendo ci premierà. Ad ogni modo se ogni giorno ho deciso di farmi un dono, quello di oggi riguarda una splendida lezione online sulla fotografia di Alex Webb, tenuta dal bravissimo Stefano Mirabella: va ringraziato lo staff di Officine Fotografiche per questa grandiosa iniziativa, che mi ha dato tante idee nuove ma che al tempo stesso mi ha fatto venire ancor più voglia di poter tornare alla normalità, di andare in giro a camminare e fotografare.

Per sfogare questo bisogno di fotografia sto scattando qualche immagine dentro casa, come al solito, ma soprattutto ho cominciato a pubblicare le prime immagini della serie Distant But Close, con le foto che voi avete scattato dalle finestre delle vostre case. L’album con le vostre prime immagini è su Facebook e vi chiedo di continuare a partecipare, di inviarmi (a.trerotoli@gmail.com) una foto di ciò che c’è fuori dalla finestra della vostra casa, allo scopo di creare una mappa del mondo e di sentirci un po’ più vicini durante il confinamento.

L’umore è abbastanza buono, ormai sto cominciando ad abituarmi a questa condizione e ho trovato una buona routine, la lezione di Mirabella mi ha dato entusiasmo e raccogliere le vostre “cartoline” dalle finestre mi sta piacendo moltissimo. Bisogna mantenersi attivi, produttivi, propositivi: in poche parole, bisogna mantenersi vivi.

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Diario da Casa – 13 Marzo

Stamattina sono uscito un momento per comprare un po’ di pane. C’era una signora seduta su una panchina fuori dalla panetteria e le ho domandato se fosse in fila. Mi ha risposto di sì. Una conversazione, se così si può chiamare, banale e decisamente breve, ma che oggi mi è sembrata un piccolo dono. Una interazione, seppur minima, con una persona sconosciuta mi ha regalato un frammento di normalità in un contesto, tra distanze minime e mascherine, che di normale non ha nulla.

Oggi il cielo è grigio e ho capito di cosa ho bisogno per tirare avanti: un piccolo dono quotidiano. Lo diceva anche l’Agente Cooper in Twin Peaks: “Ogni giorno, una volta al giorno, fatti un regalo. Non pianificarlo, non aspettarlo, fallo solo succedere. Può essere un sonnellino nel tuo ufficio, oppure due ottime tazze di caffè nero fumante”.

Ho appena fatto una doccia per scrollarmi di dosso la polvere del quotidiano, dal palazzo di fronte un cane, che Paola ha ribattezzato “Il figlio di Sam”, abbaia a fasi alterne. La cosa più strana è che ogni volta che metto il naso fuori di casa, anche solo per scendere a buttare l’immondizia, mi sento gli occhi del mondo addosso, come se stessi facendo qualcosa di sbagliato.

Alle 18, come in tante città italiane, da fuori è risuonato l’Inno di Mameli in loop per una decina di minuti. Non so da dove provenisse, visto che fuori dalle mie finestre c’è solo una palazzina a due piani e un ex albergo circondato da impalcature (lo stanno trasformando in un condominio): è stato comunque qualcosa di diverso in una giornata senza grandi emozioni, uno di quei regali ai quali accennava prima l’Agente Cooper. Ed è in questi momenti che penso a quelle distese di cemento dalle quali ogni tanto spunta fuori un piccolo ciuffo d’erba, se non un fiore: anche nelle situazioni più ostili e drammatiche, la vita trova sempre una strada per imporsi. Andrà tutto bene.