Diario da Casa – 18 Marzo

La giornata si è aperta con una bellissima email della mia gallerista cinese, Lanjie, che mi ha parlato dell’incoraggiante situazione attuale in Cina, offrendosi di mandarmi, nel caso ne avessi avuto bisogno, mascherine e equipaggiamento protettivo di qualunque tipo, dicendosi molto grata per il supporto avuto dalla Cina nei primi tempi e per la mia comprensione nei confronti della galleria d’arte, che è chiusa ormai da un paio di mesi. Tutto il loro piano espositivo di questo periodo e forse di tutta l’annata è inevitabilmente saltato (ogni anno girano fiere e mostre d’arte in Cina dove mettono in mostra i lavori dei loro artisti, tra cui io), ma stanno comunque progettando di realizzare alcune mostre online ogni mese con focus sui vari artisti della galleria e sui loro lavori.

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Diario da Casa – 17 Marzo

Oggi è San Patrizio, il santo patrono dell’Irlanda. Un anno fa mi trovavo a Trastevere con due amici a bere qualche birra, fantasticando sull’idea di passare il San Patrizio successivo, cioè oggi, tutti insieme a Dublino. Sicuramente in Irlanda non ci saremmo andati ugualmente, ma ai tempi era davvero impensabile immaginare che avremmo passato il 17 marzo del 2020 a berci una birra in diretta su Skype, costretti a restare chiusi in casa nonostante viviamo a poche centinaia di metri.

Nel pomeriggio ho letto che “a Roma e nel Lazio siamo di fronte a un incremento contenuto grazie ai comportamenti virtuosi dei cittadini”, secondo Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani, e penso che questo sacrificio che stiamo facendo ci premierà. Ad ogni modo se ogni giorno ho deciso di farmi un dono, quello di oggi riguarda una splendida lezione online sulla fotografia di Alex Webb, tenuta dal bravissimo Stefano Mirabella: va ringraziato lo staff di Officine Fotografiche per questa grandiosa iniziativa, che mi ha dato tante idee nuove ma che al tempo stesso mi ha fatto venire ancor più voglia di poter tornare alla normalità, di andare in giro a camminare e fotografare.

Per sfogare questo bisogno di fotografia sto scattando qualche immagine dentro casa, come al solito, ma soprattutto ho cominciato a pubblicare le prime immagini della serie Distant But Close, con le foto che voi avete scattato dalle finestre delle vostre case. L’album con le vostre prime immagini è su Facebook e vi chiedo di continuare a partecipare, di inviarmi (a.trerotoli@gmail.com) una foto di ciò che c’è fuori dalla finestra della vostra casa, allo scopo di creare una mappa del mondo e di sentirci un po’ più vicini durante il confinamento.

L’umore è abbastanza buono, ormai sto cominciando ad abituarmi a questa condizione e ho trovato una buona routine, la lezione di Mirabella mi ha dato entusiasmo e raccogliere le vostre “cartoline” dalle finestre mi sta piacendo moltissimo. Bisogna mantenersi attivi, produttivi, propositivi: in poche parole, bisogna mantenersi vivi.

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Distant But Close

The world through your windows. This album is realized by you, it’s just a way to be closer in the distance, during the lockdown caused by the Covid19 emergency. I’m trying to map the world outside your windows in this difficult time, where we can’t leave our houses. Send me your photo here: a.trerotoli@gmail.com (and, if you want, add a line to describe the scene).

All the pictures will be posted in the album on my Facebook page: the name of the album is Distant But Close.

Please send me your image and spread the word!

Photo by Marco (New York City, USA)
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Diario da Casa – 16 Marzo

La seconda settimana di clausura comincia con un po’ di ottimismo. Se proprio dobbiamo trovare il lato positivo di tutto questo, è che ho il tempo di sentire e parlare con persone che normalmente, per le cose della vita, sento pochissimo. In questi giorni ho avuto dunque modo di risentire amici dalla Francia, dalla Germania, dall’Olanda, dalla Turchia e dal Cile: è bello, nonostante il periodo difficile, ritrovarsi a scambiare opinioni, pensieri e qualche sorriso, rivedere facce amiche, darsi virtuali pacche sulle spalle e abbracci a distanza.

Nella mia stanza ho una grande mappa del mondo appesa al muro, circondata da decine e decine di cartoline. Quando sono arrivato in questo quartiere, 7 anni fa, ho deciso di attaccare al muro tutte le cartoline che avrei ricevuto in quella casa. Poi a settembre ho cambiato abitazione, pur restando nello stesso quartiere, e ho deciso di continuare questa abitudine: ora sono oltre 100 le cartoline attaccate alla mia parete, ricevute da decine di amici diversi. Mi piace molto sia scrivere cartoline quando sono in viaggio che riceverle dai miei amici durante i loro spostamenti nel mondo. Quel piccolo pezzo di cartoncino è come una finestrella sulla loro esistenza, su un momento delle loro vite, e mi piace moltissimo vedere tutte quelle immagini sul muro della mia camera.

Dalle colline di Hollywood alle spiagge delle canarie, dai treni vietnamiti ai portoni di Buenos Aires, talvolta mi soffermo a vedere tutte quelle immagini sul muro della mia stanza e, anche se solo con l’immaginazione, mi vedo lì a viaggiare, lontano da queste quattro mura che, in questi giorni, odio e amo. Penso che, una volta che tutto questo sarà finito, sarebbe bello riprendere il cammino e ritrovare luoghi che ho amato o scoprirne di nuovi. Sogno di andare in Giappone, ma è un viaggio che non posso costruire su due piedi, e così penso a qualcosa di più raggiungibile. Inevitabilmente penso che vorrei tornare a Parigi, che è un po’ la mia seconda casa e che, nonostante ci sia andato cinque volte in sette anni, non mi vede dall’ormai lontano 2016. Penso a Berlino o a Bruxelles, dove vivono due dei miei più cari amici, oppure penso che sarebbe bello vedere anche qualcosa che non conosco, come il Marocco, la Scozia o il sud della Spagna. Mi manca viaggiare e in questi giorni in cui non posso muovermi da casa mi manca ancora di più.

Ad ogni modo mi piace come sto impiegando il mio tempo: oggi ho risposto alla mail di una studentessa inglese, Phoebe, che mi domandava qualche delucidazione sulle differenze di approccio di quando scatto foto per la mia serie Raindrop Blues rispetto a quando realizzo semplici immagini di Street Photography. Ogni tanto ricevo la mail di qualche studente di fotografia o di scuole d’arte ed è sempre un grande piacere per me rispondere alle loro domande. Non è facile portare avanti il mio lavoro da fotografo in questo periodo, ma a piccoli passi si va avanti, anche solo per sistemare il portfolio, il sito o aggiornando i social. In attesa di tornare a lavorare, è bene sfruttare questo tempo per mantenersi vivi.

Diario da Casa – 15 Marzo

Prima settimana completa di clausura, le giornate in qualche modo son passate e la buona notizia è che ancora non mi sono trasformato in Jack Torrance. Il sole di questa domenica primaverile cozza con il sacrificio di dover restare a casa, ma è giusto e necessario, quindi mi limito a godermi la luce che mi investe. Sento alcune persone lamentarsi per il bel tempo, in realtà una giornata di pioggia o di cielo grigio per quanto mi riguarda renderebbe la situazione ancora più deprimente. Funziono fondamentalmente ad energia solare e anche se non posso uscire la semplice vista del sole mi rallegra.

Nei giorni scorsi su Facebook e Instagram ho lanciato questa sorta di progetto comune, ho chiesto alle persone di inviarmi via mail (a.trerotoli@gmail.com) una fotografia con la vista dalla loro finestra per realizzare un album di cartoline allo scopo di sentirci vicini nonostante la distanza. Mi sono arrivate le prime immagini da Roma, da Peschiera Borromeo (Milano) e addirittura dal Brasile e dall’Argentina. Sto ancora cercando di capire in che modo e dove pubblicarle, ma sento che è qualcosa che mi farà bene.

Il mio dono di oggi è stato scendere sotto casa e prendere cinque minuti di aria all’angolo con la piazza deserta, dove ogni tanto vedevo passare un’automobile. Ho pensato che sarebbe carino portarmi la tazzina con il caffè sotto casa ogni tanto per sorseggiarlo all’aria aperta, visto che vivo in una stradina privata e non ho balconi. Il fatto di essere in una piccola strada con solo tre palazzine da due piani rende il discorso dei flash mob totalmente inesistente da queste parti. Alle 18 sento riecheggiare vagamente le canzoni che stanno accompagnando gli italiani in questi pomeriggi di chiusura, ma nella mia strada non avviene niente di ciò che vedo sui video postati sui social. Per cercare di fare la mia parte (e soprattutto per passare il tempo) ho vinto la timidezza e ho suonato “Il cielo è sempre più blu” appoggiandomi al davanzale della finestra, ma io e la mia chitarra eravamo gli unici spettatori di uno spettacolo senza partecipanti.

Mi piacerebbe moltissimo poter uscire a fotografare questo momento storico, ma so che non è necessario, che il mondo può decisamente fare a meno delle mie immagini, quindi mi rassegno e mi accontento di fotografare qualche momento dentro casa e qualche scorcio fuori dalla finestra: nel terrazzino accanto al mio palazzo un bambino ha colorato un lenzuolo e l’ha appeso alla ringhiera. Ogni tanto mi affaccio e rileggo quelle parole come un mantra: andrà tutto bene. Domani comincia una nuova settimana, forza e coraggio a tutti voi, a tutti noi.

Diario da Casa: 12 Marzo

Ho cominciato a piazzare delle grandi X rosse sul calendario della cucina, come fanno talvolta nei film. Sto tenendo il conto di qualcosa che non so, forse dei nostri giorni di chiusura, dei giorni senza normalità, o forse è semplicemente una di quelle azioni che si fanno giusto per il gusto di mandare avanti qualcosa: passa un giorno, piazzi un’altra X sul calendario e la vita sembra andare avanti, in qualche modo.

Ci stiamo attrezzando, abbiamo un po’ di scorte e per il momento non sembrano esserci problemi. Immagino che vivere a Roma da questo punto di vista sia un vantaggio: ho molti supermercati non lontani da casa, un’ottima panetteria a due passi e tutti i servizi che servono a portata di passeggiata, che stiamo evitando se non per necessità legate alla spesa o all’immondizia. Per quanto riguarda la vita sociale, un appuntamento quotidiano su Skype con altre due coppie di amici è l’oretta più divertente del giorno. Ci raccontiamo come sono andate le nostre giornate, punti di vista sulla situazione e ci intratteniamo con scherzi o giochi. Ieri sera abbiamo giocato a “Nomi, Cose, Città”: non mi capitava da anni, forse dai tempi del liceo, ma quest’oretta spensierata ha contribuito sicuramente a rendere migliore la nostra giornata, anche se ho sbagliato oppure omesso molte risposte (come ho potuto non pensare a Orwell quando è uscita la lettera O nella colonna degli scrittori?).

Sto cercando di lavorare un minimo, ma ho ben poco da fare e quello che normalmente faccio di questi tempi non ha molto senso. La galleria che mi rappresenta in Cina è temporaneamente chiusa, ma spero che possa riaprire presto, nel resto del mondo il lavoro, seppur a rilento, sembra andare avanti: negli Stati Uniti mi hanno chiesto alcune nuove foto di Chicago e New York e ho mando una selezione di immagini per la quale aspetto risposta. Ovviamente i lavori su commissione a Roma sono totalmente fermi. Continuo a postare qualche fotografia nuova sui miei social per mantenere il lavoro attivo, inoltre questa idea di raccontare la quarantena con le immagini, oltre che con le parole, mi sta aiutando a non impazzire, a non sentirmi completamente immobile. Mentre lavoravo ho ascoltato una playlist che mi ha inviato Martina, un’amica, con ottimi pezzi degli Who, di Frank Zappa, dei Turtles e dei Buzzcocks, tra gli altri. In serata mi sono soffermato qualche minuto a guardare fuori dalla finestra, pensando che il giorno dopo sarebbe stato un venerdì 13 in piena pandemia. Cosa potrebbe mai andar storto? L’ho trovato ironico.

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