Diario da Casa – 22 Marzo

Prima domenica di primavera. Appena alzato ho preso una sedia, l’ho piazzata quanto più vicino potessi alla finestra dove batte il sole, mi sono fatto il caffè e mi sono seduto a berlo lì, con il gomito appoggiato al bordo, ad occhi chiusi, volando con l’immaginazione al tavolino di un bar all’aperto, passando con la mente dalla Garbatella a Trastevere, da Parigi a Buenos Aires: per una volta tanto beati noi sognatori, perché avremo la meglio anche nei momenti più ostili.

La buona notizia di oggi è che i contagi e i decessi sono minori rispetto a ieri e, nella tragedia, è comunque un dato incoraggiante. Oggi ho cercato di portare avanti il mio proposito di passare meno ore davanti allo schermo (che sia pc, smartphone o tv), per cui ho riletto un paio di graphic novel che mi piacciono molto (“Un lavoro vero” di Madrigal e “Il suono del mondo a memoria” di Bevilacqua) e poi mi sono messo a tirar giù qualche bozza per una graphic novel che da anni ho in mente di realizzare e che non ho mai cominciato per mancanza di tempo, talento, idee. Vorrei davvero portare avanti questo progetto nei prossimi giorni, spero solo che non mi manchino le idee e la voglia. Il dono di oggi però è stato imparare a fare le fettuccine fatte in casa, cosa che si è rivelata piuttosto semplice in realtà, visto che ci vogliono semplicemente farina e uova (non avendo la macchina apposita ho dovuto stenderle con il mattarello, sono venute più spesse del dovuto ma comunque, concedetemelo, molto buone). In serata ho visto su Prime un film che non vedevo da tantissimi anni, “Interstate 60”, un road movie assurdo ma davvero divertente, ci voleva.

Essendo domenica ho cercato di tenere la fotografia lontana da ogni occupazione: anche durante l’isolamento cerco comunque di mantenere vive quelle piccole abitudini che avevo nella vita di prima dove, a parte quando dovevo scattare per lavoro, ero solito durante il weekend lasciare la fotografia fuori da tutto ciò che mi riguarda. Guardando il calendario mi accorgo che sono passate ormai due settimane esatte dall’ultima cena fatta con gli amici qui a casa, la sera prima della chiusura completa dell’Italia. Ripenso a quella serata con un po’ di malinconia, anche perché quando si arriva alla mia età si comincia a selezionare meglio le persone da avere intorno, le persone alle quali dedicare il proprio tempo e da questo punto di vista avevo cominciato a trovare con loro una costanza e una routine che mi stavano piacendo moltissimo. Forse è quello che mi manca più di tutto, come diceva Bobby Fischer: “Niente è più curativo del calore umano”.

Day 14

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