Diario da Casa – 16 Marzo

La seconda settimana di clausura comincia con un po’ di ottimismo. Se proprio dobbiamo trovare il lato positivo di tutto questo, è che ho il tempo di sentire e parlare con persone che normalmente, per le cose della vita, sento pochissimo. In questi giorni ho avuto dunque modo di risentire amici dalla Francia, dalla Germania, dall’Olanda, dalla Turchia e dal Cile: è bello, nonostante il periodo difficile, ritrovarsi a scambiare opinioni, pensieri e qualche sorriso, rivedere facce amiche, darsi virtuali pacche sulle spalle e abbracci a distanza.

Nella mia stanza ho una grande mappa del mondo appesa al muro, circondata da decine e decine di cartoline. Quando sono arrivato in questo quartiere, 7 anni fa, ho deciso di attaccare al muro tutte le cartoline che avrei ricevuto in quella casa. Poi a settembre ho cambiato abitazione, pur restando nello stesso quartiere, e ho deciso di continuare questa abitudine: ora sono oltre 100 le cartoline attaccate alla mia parete, ricevute da decine di amici diversi. Mi piace molto sia scrivere cartoline quando sono in viaggio che riceverle dai miei amici durante i loro spostamenti nel mondo. Quel piccolo pezzo di cartoncino è come una finestrella sulla loro esistenza, su un momento delle loro vite, e mi piace moltissimo vedere tutte quelle immagini sul muro della mia camera.

Dalle colline di Hollywood alle spiagge delle canarie, dai treni vietnamiti ai portoni di Buenos Aires, talvolta mi soffermo a vedere tutte quelle immagini sul muro della mia stanza e, anche se solo con l’immaginazione, mi vedo lì a viaggiare, lontano da queste quattro mura che, in questi giorni, odio e amo. Penso che, una volta che tutto questo sarà finito, sarebbe bello riprendere il cammino e ritrovare luoghi che ho amato o scoprirne di nuovi. Sogno di andare in Giappone, ma è un viaggio che non posso costruire su due piedi, e così penso a qualcosa di più raggiungibile. Inevitabilmente penso che vorrei tornare a Parigi, che è un po’ la mia seconda casa e che, nonostante ci sia andato cinque volte in sette anni, non mi vede dall’ormai lontano 2016. Penso a Berlino o a Bruxelles, dove vivono due dei miei più cari amici, oppure penso che sarebbe bello vedere anche qualcosa che non conosco, come il Marocco, la Scozia o il sud della Spagna. Mi manca viaggiare e in questi giorni in cui non posso muovermi da casa mi manca ancora di più.

Ad ogni modo mi piace come sto impiegando il mio tempo: oggi ho risposto alla mail di una studentessa inglese, Phoebe, che mi domandava qualche delucidazione sulle differenze di approccio di quando scatto foto per la mia serie Raindrop Blues rispetto a quando realizzo semplici immagini di Street Photography. Ogni tanto ricevo la mail di qualche studente di fotografia o di scuole d’arte ed è sempre un grande piacere per me rispondere alle loro domande. Non è facile portare avanti il mio lavoro da fotografo in questo periodo, ma a piccoli passi si va avanti, anche solo per sistemare il portfolio, il sito o aggiornando i social. In attesa di tornare a lavorare, è bene sfruttare questo tempo per mantenersi vivi.

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