Diario da Casa – 14 Marzo

Sabato. Mi sono accorto che fosse sabato soltanto a metà giornata, stare a casa per tutti questi giorni mi ha fatto perdere la cognizione del tempo, ma ho notato che, più di tutto, una cosa mi sta confondendo dal punto di vista temporale: la mancanza delle partite della Roma. Che io la guardi o no, sapere che gioca la Roma mi permette di tenere ben chiaro in testa che giorno sia, visto che comunque con il mio lavoro non cambia moltissimo tra un lunedì o un sabato. Mi mancano le partite della mia squadra, rappresentavano per me un’ora e mezza di irrazionalità e di fuga dalla realtà e mi rendo conto di quanto fossero importanti per me (no, non è vero, sapevo benissimo quanto fossero importanti anche prima). La mancanza della Roma fa sembrare questo periodo una lunghissima sosta per le Nazionali.

L’unico punto di riferimento settimanale è stato l’appuntamento del venerdì sera con Propaganda Live, per il resto sembra di galleggiare all’interno di una lunga domenica senza inizio e, per il momento, senza fine. Mi manca avere un balcone o un terrazzo condominiale, scendere in strada, nonostante i benefici dell’aria, è quasi più triste che restare sul divano di casa. Ad ogni modo oggi ho finito di leggere “Il lungo addio”, splendido romanzo di Raymond Chandler che avrei dovuto restituire in biblioteca la prossima settimana e che, inevitabilmente, dovrò tenere con me ancora per un po’. C’è un passo che mi ha emozionato particolarmente:
“Ci dicemmo addio. Seguii con lo sguardo il tassì fino a quando non fu scomparso. Salii sulla rampa di scale, entrai nella camera da letto e disfeci il letto completamente e lo rifeci. V’era un lungo capello nero su uno dei cuscini. V’era un grumo di piombo nel mio stomaco.
I francesi hanno un modo di dire per situazioni del genere. Quei bastardi hanno un modo di dire per tutto, ed è sempre giusto.
Dirsi addio è un po’ come morire”.

Dopo aver letto il romanzo mi sono rivisto il film, che non vedevo da molti anni e che non ricordavo moltissimo: da un punto di vista narrativo si discosta spesso dal libro, ma Altman è straordinario nel mantenere totalmente viva e identica l’atmosfera del romanzo. Elliot Gould è perfetto nei panni di Philip Marlowe, nella sua malinconia, nella sua solitudine, nella sua irriverenza di facciata.

Come dicevo ieri, il mio obiettivo quotidiano è di farmi un regalo, un piccolo dono che mi possa dare gioia in un contesto dove viviamo costantemente in bilico tra pazienza e attesa.
“Il lungo addio” è stato il mio regalo di oggi.

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