World Press Photo 2018: al Palazzo delle Esposizioni il meglio del fotogiornalismo

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Visitare una mostra di fotogiornalismo è già di per sé un’esperienza molto forte, farlo all’interno di uno degli spazi più belli e affascinanti della Capitale aggiunge alla sostanza anche la forma. Il World Press Photo anche quest’anno torna a Roma: 42 fotografi, provenienti da 22 Paesi differenti, mettono in mostra il meglio del fotogiornalismo dell’anno passato, attraverso otto categorie: dalla cronaca allo sport, dalla natura alla vita quotidiana, mostrandoci non solo una galleria di immagini sensazionali, ma un vero e proprio documento storico che permette al pubblico di rivivere in prima persona alcuni eventi cruciali del nostro tempo.

Ci si avventura così in un percorso di storie ed immagini, un microcosmo in cui le barriere culturali e linguistiche vengono abbattute a favore di un altissimo e senza dubbio immediato livello di comunicazione. Si comincia dai lavori di Luca Locatelli (2° nella categoria “Reportage”), continuiamo quindi a camminare, saltando in pochi metri dal reportage sui rifiuti nel mondo realizzato da Kadir Van Lohuizen alle incredibili immagini in bianco e nero di Kevin Frayer, così potenti ed emozionanti da catapultare immediatamente il visitatore tra i Rohingya in fuga dal Myanmar.

Rohingya Refugees Flee Into Bangladesh to Escape Ethnic Cleansing

Ciò che balza immediatamente agli occhi davanti a tutte queste immagini è la straordinaria invisibilità del fotografo: più volte è facile domandarsi come abbia fatto l’autore a trovarsi in un determinato punto senza essere notato dai protagonisti delle sue fotografie. Un’invisibilità che permette allo spettatore di trovarsi immediatamente al centro della scena, tra le acque del Mediterraneo, nelle rivolte venezuelane o alle spalle di un soldato iracheno. Quando invece questa invisibilità viene meno, c’è magari qualcuno che guarda dritto in obiettivo, lasciando andare tutto il suo terrore e riempiendo l’immagine di una potenza ancora più dirompente, come per esempio in uno degli scatti di Toby Melville, in cui una turista americana viene soccorsa pochi attimi dopo l’attentato di Londra.

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Si arriva infine alla foto dell’anno, realizzata a Caracas dal fotografo Ronaldo Schemidt, durante gli scontri tra la polizia e i manifestanti in protesta contro il governo Maduro: un’immagine simbolica, che descrive perfettamente la situazione attuale del Venezuela, un Paese che sta bruciando se stesso. Sarà possibile visitare la mostra al Palazzo delle Esposizioni da venerdì 27 aprile fino al 27 maggio. Semplicemente imperdibile.

[Cerchi altra ispirazione? Raggiungici sul gruppo Living Is Easy With One Eye Closed]

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