Scattare Fotografie Non è Abbastanza

[Take Pictures is Not Enough: english version here]

C’è sempre un momento, credo, nella vita di tutti noi, in cui ci fermiamo per un secondo e pensiamo: perché facciamo ciò che facciamo? Perché abbiamo scelto di fare questo? Nel mio caso, perché rinunciare ad un posto fisso, alla sicurezza economica, alle ferie, ad una tranquilla routine fatta di lavoro e confort, per una vita piena di incertezze? Per una quotidianità sempre piena di dubbi, in cui il guadagno di ogni mese può essere alto, decente, talvolta basso, quindi senza alcuna certezza? La risposta non può che essere una: perché la vita è troppo breve per impiegarla in un’occupazione che non ci piace. Con tutte le difficoltà, le incertezze, le ansie e le preoccupazioni, questa è la vita che mi sono scelto, la vita che amo e che in prospettiva (spero) sarà più gratificante di una vita più semplice ma meno ricca di emozioni e di tempo libero. I soldi sono importanti, inutile far finta di no: non si può vivere di sola arte. Ma è anche vero che uno stipendio fisso non fa la felicità, perché laddove si guadagna da un punto di vista economico, si può anche rischiare di perdere molto in benessere. Io scatto fotografie da quando avevo 10 anni, quando ero adolescente volevo fare il giornalista (prima sportivo e poi cinematografico) e nel frattempo scattavo sempre fotografie. Più avanti ho capito che la fotografia non era soltanto una passione, ma la professione che volevo fare. Ma per diventare fotografo è sufficiente scattare fotografie? Assolutamente no.

Venezia

Quando ho cominciato a fare sul serio, passavo intere giornate a scattare foto, viaggiavo molto di più, facevo molta attività sul campo perché pensavo che fare il fotografo fosse soprattutto questo. In realtà se si vuole cercare un po’ di successo, fare fotografie non basta: bisogna farsi conoscere. Se si vuole lavorare come fotografo artistico bisogna capire che il tempo passato al computer è importante tanto quello passato in strada (e spesso anche di più). Vi faccio un esempio. Di recente sono stato inserito nella lista dei 25 fotografi artistici migliori del mondo: già, che figata. Eppure, diciamolo, ci saranno centinaia di fotografi molto più bravi di me là fuori. Il loro problema è che probabilmente non lavorano abbastanza per farsi conoscere. Essere in questa lista, non premia soltanto le mie fotografie, premia soprattutto il mio lavoro “oscuro”, la mia routine quotidiana davanti allo schermo del pc, mandando email, lavorando sui miei social, proponendo i miei progetti al pubblico e soprattutto alle riviste di fotografia, sia online che cartacee.

Io posso dire di essere un fotografo? Mi viene più facile dire che FACCIO il fotografo. Faccio il fotografo, ma faccio anche il social media manager, il blogger, l’ufficio stampa, il webmaster. Uscire a fotografare può essere bellissimo ma a volte anche frustrante: ci si ritrova magari con decine di bellissime foto e con una manciata di persone alle quali mostrarle. Dunque? Se volete davvero fare sul serio con la fotografia dovete fare molto di più. Vi racconto il mio esempio, parlando di fotografia artistica (perché penso che per quanto riguarda la fotografia di eventi, di moda o di matrimoni la strada da percorrere sia un po’ diversa).

Partiamo dalla cosa più logica: le fotografie. Pensate ad un progetto, non scattate foto singole (o meglio, non solo!). Un gruppo di foto con un tema comune sono più facili da inserire in una storia e, dunque, da proporre ad un magazine o ad una galleria. Cercate di capire qual è il vostro stile, unite i vostri interessi e organizzate il grosso del vostro lavoro sul campo in un progetto uniforme, se attraente ancora meglio. Godetevi i momenti belli, quando il flusso creativo vi avvolge e vi domina: per me è stato così quando ho cominciato a lavorare alle mie prime “Urban Melodies”, nel lontano dicembre 2012. Pensate: ho dovuto aspettare dicembre 2014 per vedere dei risultati. Nel frattempo cosa ho fatto? Ho continuato a produrre, a migliorare il mio sito internet, ho aperto un profilo su ogni social network utile al mio scopo, ho imparato a capire come funziona ognuno di essi, ho cercato di comprendere quali contenuti prediligere su uno piuttosto che un altro. Dopo tutto questo lavoro il celebre web-magazine Fubiz ha notato una mia fotografia di Venezia postata su 500px e da là il mio lavoro è cominciato a diventare virale, ad essere apprezzato, riconosciuto, venduto. Ma la pubblicazione su una rivista molto seguita può darvi una sorta di notorietà per una settimana o due, sta a voi mantenere alto il livello del vostro lavoro di Social Media Manager. Dopo avere in mano un buon progetto, aprite dunque un sito internet (io da questo punto di vista sono stato fortunato, lo sapevo fare da solo, in caso contrario fatevi aiutare da una piattaforma come wordpress, è piuttosto facile e d’intuito). Dopo il sito, che sarà il vostro biglietto da visita sul web, datevi da fare con i social network: pagina Facebook, Twitter, Instagram, Flickr, 500px, Behance, Tumblr, Linkedin e qualunque pensiate possa tornarvi utile. Un consiglio: aprite un profilo al mese, e per un mese dedicatevi soltanto a quelli che avete già. Se oggi aprite la pagina Facebook, dedicatevi ad essa e ad essa soltanto per tutto luglio. Poi ad agosto aprite Twitter e dedicatevi per tutto il mese a Facebook e a Twitter. Poi Flickr e così via. Sarà tutto meno stressante fino al punto in cui sono io ora: gestire contemporaneamente ogni profilo. Dovete avere pazienza. Nel frattempo trovatevi un lavoretto di supporto: io, in attesa di poter vivere soltanto di fotografia, sono ormai dieci anni che lavoro per tre giorni a settimana in una pizzeria. Un modo per arrotondare, avere un’entrata fissa e soprattutto avere il tempo di dedicarmi alla mia attività principale.

Non preoccupatevi dei like o dei follower, certo, sono importanti per raggiungere magari le persone giuste, ma non perdete mai di vista il vostro scopo: farvi conoscere da chi sarà disposto a pagare per le vostre immagini. I social non devono mai essere usati per alimentare il vostro ego (anche se la tentazione è forte, lo capisco). Non pubblicate troppe cose: il minimo indispensabile, ma in maniera costante, sarà sufficiente. Coinvolgete il pubblico, fate domande, chiedete pareri. Condividete il lavoro degli altri fotografi che vi piacciono, fate vedere che amate la fotografia più di voi stessi. Una volta che il corpo del vostro lavoro sarà abbastanza buono, cominciate a cercare su google tutte le riviste di fotografie esistenti al mondo, o almeno le più importanti. Trovate la loro email (o la sezione “submissions”) e inviate la vostra storia, il vostro progetto (con ovviamente un link al vostro sito) a più riviste possibili. Se avrete fatto un buon lavoro, saranno contenti di pubblicare un articolo su di voi, o ancora meglio vi proporranno un’intervista. Prima o poi l’articolo capiterà sotto gli occhi della persona giusta, come è successo a me: in questo momento ho un contratto con sette società di wallcovering (quelle che vendono le foto come decorazione per i muri delle case, per intenderci) o gallerie d’arte in giro per il mondo, dagli Stati Uniti al Brasile, dalla Cina alla Russia, da Israele alla Francia. Tutte queste proposte sono cominciate da quando ho proposto il mio progetto “Urban Melodies” alle riviste specializzate o sui social: ad esempio un anno fa ho aperto un profilo su Behance, ho caricato il mio progetto e dopo pochi giorni ho ricevuto un’offerta di contratto da una società statunitense (ok, è stato un bel colpo di culo direte voi, e lo accetto, però se non avessi aperto il profilo su un social per me totalmente sconosciuto non avrei avuto questa fortuna).

Progetto, sito web, social network, riviste di fotografie. Ora il vostro lavoro comincia ad essere conosciuto, potrebbe essere il momento di misurarsi in qualche concorso, provare a partecipare ad un festival, ad un contest di fotografia. Vincere è difficile, ma se pensate di poter ottenere qualcosa, anche una menzione, provateci: magari vi faranno esporre le vostre foto in una mostra collettiva in qualche parte del mondo e, come dire, tutto fa brodo. Anche esporre le foto in posti piccoli è sempre una cosa buona, a patto che non si trasformi in una perdita di tempo. Come evitare questo? Ora vi racconto la mia esperienza: quando ero agli inizi, accettavo di esporre in locali di ogni tipo: discoteche, bar, bistrot e posti di questo genere. Quando proponevo le foto che avevo scattato durante i viaggi chiedevo sempre se era possibile avere un tavolino per vendere qualche stampa: se proprio dovete esporre in un posto dove nessuno, a parte i vostri amici e un gruppo di sconosciuti, vi vedrà, approfittate della serata per vendere qualche fotografia. Io le stampavo in formato 12×18 e le vendevo a 1 euro l’una. Sono state le mie prime vendite legate alla fotografia e, anche se non ho mai tirato su più di 40 o 50 euro a sera, almeno mi sono procurato due soldi per fare la spesa, per pagare un biglietto aereo low cost o per qualunque altra cosa: avrete quindi passato una serata con i vostri amici, chiacchierando e bevendo una birra, e sarete anche riusciti a portare a casa qualche spiccio. Agli inizi va bene anche questo, ve lo assicuro.

E ora? Dopo tutto questo lavoro oscuro vi sarete procurati un buon seguito e, se siete bravi e fortunati, qualcuno vi chiederà come fare per comprare le vostre stampe. Se siete molto bravi e fortunati, qualcuno vi proporrà un contratto. Se siete bravissimi e fortunati, arriverà una galleria d’arte a proporvi una collaborazione o, ancora meglio, un’esposizione.

Tenete a mente una cosa: ottenere risultati immediati è molto difficile, se non impossibile. Abbiate pazienza. Le cose buone accadono a chi le sa aspettare. Se la fotografia è la vostra strada, il tempo vi saprà premiare. Ci saranno momenti difficili, tantissimi momenti difficili, ma il mio consiglio è, se potete, tenete duro. Io sto registrando un miglioramento costante, anno dopo anno, in termini economici e in termini di successo. Studiate tanto, fate ricerche, osservate come si muovono su Internet quelli più bravi di voi, imparate l’inglese meglio che potete. Fare il fotografo non è il lavoro meraviglioso e idilliaco che tutti pensano, fatto di viaggi, cazzeggio e fotografie: fare il fotografo è un lavoro sì meraviglioso, che però va coltivato. Un lavoro composto da tantissimi tempi morti davanti al pc, ma che può anche essere pieno di soddisfazioni. E quando le soddisfazioni arriveranno, fatevelo dire, vi sentirete completamente investiti dalla gioia. Abbiate pazienza, tenete duro e restate positivi. Al di là del lavoro che vi siete scelti, circondatevi di emozioni: belle persone, musica, arte, libri. Questa è la migliore protezione in attesa di tempi migliori.

[Cerchi altra ispirazione? Raggiungici sul gruppo Living Is Easy With One Eye Closed]

 

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