Photography Multiplies Life

[La Fotografia Moltiplica l’Esistenza: versione in italiano qui]

Last week I tried the nice experience to prepare a stall with my pictures in postcard size, inside a sort of Christmas Market with a lot of artists and artisans. I spent all day behind that little desk, full of small photos and album to scroll. Of course, it’s been a satisfaction to see my pictures bought by a lot of people, it’s been really nice to talk with people, telling them something about my images or the funny stories behind them. I found interesting a question made by a girl that came to my stall during the day: “What do you feel when you think that your photos are in other people’s house?”. A very good question. In that moment I’ve thinked about a lot of different things, but the first one was the utopian idea to multiply my existance. Time goes on and unfortunately I can’t travel everywhere in the world, so my pictures are like “Ambassadors of my Life”: when I think that one of my pictures is hanged in a flat in Boston, Santiago de Chile or Beijing, I think that a little piece of my existence, a branch of my personal tree of life, is now living far from me. Through the eyes of the viewer, that moment of my life, crystallized in a shot that only I can remind as a real moment, now can exist again and again, in an everlasting loop, in a house that I don’t know and I’ll never know. In five seconds, this was the first answer I had in my mind and, maybe, the closest to the truth. As every photographer my obsession is Time and Space: with photography I can stop the moment and through my prints I can have the illusion to expand spaces. That is the miracle I believe in every time someone buys one of my images, in Rome or in the other side of the world.

After this answer I told her that, soon or after, you get used to that idea, the consciousness to have my pictures in other people’s life. Sometimes I get used to it, it’s true, and sadly my first thought is always the less poetic but the more reassuring: the earnings. Other times I think a lot about that fantasy to multiply my life, to fragmentate it to make it live again in another city, far or close. And I abandon myself to a huge peace, thinking that despite all the sacrifices, the ansiety and the worries, the job I’ve chosen for myself is the job that I love. But without other people, all that people that choose to take care of one my pictures, keeping it in their houses, this job it wouldn’t exist for me and, probably, I wouldn’t be really me.

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Mercatino

La Fotografia Moltiplica l’Esistenza

[Photography Multiplies Life: english version here]

La settimana scorsa ho provato la curiosa esperienza di allestire una bancarella con le mie fotografie in formato cartolina, all’interno di un mercatino in cui esponevano artigiani e artisti di vario genere. Ho passato la giornata dietro a questo tavolino, pieno di piccole foto e album da sfogliare. Al di là dell’ovvia soddisfazione di vedere le mie foto acquistate da moltissime persone, è stato davvero bello parlare con la gente, raccontare qualcosa delle mie immagini, del mio stile o magari svelare l’aneddoto dietro ad alcune fotografie. In particolar modo ho trovato interessante la domanda che mi ha fatto una ragazza, una delle tante persone che si sono avvicinate alla mia bancarella durante la giornata. Mi ha chiesto: “Che effetto ti fa sapere che le tue foto sono nelle case di altre persone?”. Gran bella domanda. Lì per lì mi sono passate per la testa molte cose, su tutte l’utopica idea di moltiplicare la mia esistenza. Il tempo passa e purtroppo non ho la possibilità di viaggiare per il mondo, in quest’ottica le mie fotografie hanno la funzione di “ambasciatori della mia vita”: sapere che c’è una mia immagine dentro una casa a Boston, a Santiago del Cile o a Pechino mi permette di credere che un pezzo della mia esistenza, un ramo del mio personale albero della vita, sia riuscito ad estendersi e a ritagliarsi uno spiraglio anche in un luogo fisicamente lontano da me. Attraverso gli occhi di chi lo guarda, quel momento della mia vita, cristallizzato in uno scatto di cui soltanto io ho un ricordo nitido e reale, può esistere ancora e ancora, in un loop eterno, in una casa che non conosco e mai conoscerò. In cinque secondi, questa è la prima risposta che mi è passata per la mente e, probabilmente, la più vera. Inutile dirlo, come tutti i fotografi sono ossessionato dal tempo e dallo spazio: grazie alla fotografia ho la possibilità di fermare l’attimo e attraverso le mie stampe si compie l’illusione di poter dilatare gli spazi. Questo è il miracolo in cui credo ogni volta che una mia foto viene venduta, che sia nella mia Roma o dall’altra parte del mondo.

Subito dopo le ho aggiunto che prima o poi ti abitui all’idea, alla consapevolezza di avere tue immagini nelle case e nelle vite altrui. Ogni tanto mi abituo, è vero, e purtroppo il primo pensiero finisce per essere sempre quello meno poetico ma più rassicurante: il guadagno. Altre volte, come questa, mi soffermo sull’idea, su questa fantasia di esser riuscito a moltiplicare la mia esistenza, a frammentarla per poi farla rivivere in città vicine e lontane. E mi abbandono ad una serenità immensa al pensiero che, nonostante i sacrifici, le ansie e le preoccupazioni, il lavoro che mi sono scelto è davvero quello che amo. Ma senza le altre persone, quelle che scelgono di prendersi cura di una mia fotografia e di tenerla in casa loro, questo lavoro per me non esisterebbe e io stesso, probabilmente, non sarei davvero io.

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Mercatino

November 2017

Winter is coming… November is been a month full of different things: the last days of Rome Film Festival, a photo walk with the other authors of Roma Street Photography and a lot of portraits of strangers on the street. Well, like every 30 or 31 days, here my monthly selection of photos: my 10 best shots of November. Don’t forget to show me your best pictures, here or on my Facebook group (join us here: Living Is Easy With One Eye Closed). Next month, the last month of the year: be ready and enjoy Christmas lights…

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A Day With a Canon M5

Canon Day is coming next saturday and do you know what? The giant of photography, Canon, gave us two cameras to test them, in order to take some pictures for the upcoming event. So yesterday me and the other authors of the collective Roma Street Photography were on the streets trying Canon M5 and Canon M6. Waiting for next saturday, I want to show you a selection of pictures that I took with the M5, a mirrorless pretty good for your street shots.

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“Platform 10” by Rammy Narula

Rammy Narula is a photographer from Bangkok, interested in the interactions between people and their environment: “I’m always looking for situations and scenes that I respond to visually or emotionally and I make photographs of them in the most harmonious way possible. Light, scene, subject. Candid. Unposed”. He prefers to work on projects and series based on locations. One has recently become a book: Platform 10.  This project brings to life in photographs the story of a quiet and almost ethereal corner of Hua Lamphong, Bangkok Central Train Station: “Early every morning, a short three-cabin train makes its daily twenty minute stop. At the same time the station awakes, and for what seems like a few choreographed moments, the morning light reveals its characters offering a magical and brief insight into their lives: passengers and station workers go about their business together in syncopation. These moments were photographed every day over a six-month period to create a window into this private world of rhythm and pauses, colours and emotions, bustle and tranquility, as people alight from and board their train on Platform 10”.

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Siate Fotografi, Non Meccanici

Un anno fa sono stato invitato a Berlino per partecipare a un workshop di fotografia e, per la prima volta in vita mia, mi sono ritrovato in mezzo ad un centinaio di fotografi. Non credo di essermi mai sentito tanto a disagio in ambito fotografico: tutte le persone intorno a me sembravano essere espertissime di lenti, obiettivi, meccanica fotografica. Io ho soltanto un paio di lenti e un corpo macchina e lavoro sempre e soltanto con quello: conosco la mia piccolissima attrezzatura piuttosto bene, ma non so assolutamente nulla di tutto ciò che non possiedo. Per questo motivo avere intorno a me così tanti esperti di attrezzatura mi ha fatto sentire fuori luogo: ho pensato di essere un impostore, di trovarmi là per caso. Poi però ho pensato che tutti quei ragazzi e quelle ragazze avevano pagato per trovarsi lì a partecipare ai workshop mentre io, in tutta la mia ignoranza, ero stato invitato dall’organizzazione (oltre che essere pagato per aver ceduto una mia immagine per la locandina dell’evento). La cosa mi ha fatto pensare: non sapere assolutamente nulla sull’ultima macchina fotografica uscita sul mercato e quale lente è la migliore mi ha fatto però concentrare esclusivamente sul mio lavoro, sul mio stile e sul mio occhio. Io non so quasi nulla eppure credo di scattare buone fotografie. Qual è la morale di tutto ciò? Con la massima umiltà vi dico: siate fotografi migliori, non migliori esperti di attrezzatura. Le lenti sono belle e gli obiettivi affascinanti, un corpo macchina costoso e un’attrezzatura impeccabile però non vi permetterà di fare migliori fotografie (motivo per cui andrebbe fatta una multa pesante a chi, guardando un vostro scatto, vi dice: “Che belle foto che fa la tua macchina fotografica!”). Siamo sempre noi a scattare fotografie, qualunque sia la lente o il corpo macchina che possediamo. Siamo noi a dover migliorare come fotografi, non sarà la nostra collezione di obiettivi a migliorarci.

“La migliore attrezzatura fotografica è un buon paio di scarpe”, diceva qualcuno. Io aggiungerei qualche libro, magari una mostra, gli stimoli mentali che ci ispirano e ci motivano a migliorare sono tutto ciò di cui dovremmo aver bisogno. Poi certo, ci sono macchine fotografiche più discrete di una reflex per prendere immagini di Street Photography, oppure lenti che sono ovviamente più adatte se vi piace scattare foto al paesaggio. Il punto è questo: cercate di capire che fotografie volete realizzare e puntate su un’attrezzatura minima ma perfetta per le vostre esigenze. E ricordate che alcuni tra i più grandi fotografi della storia hanno passato praticamente tutta la loro vita con un solo obiettivo: Henri Cartier-Bresson con il 50mm, Alex Webb e Josef Koudelka con il 35mm oppure Bruce Gilden con il 28mm.

Il mio consiglio è dunque di lasciar perdere tutti questi siti e blog che parlano di attrezzatura fotografica, a meno che non siate proprio appassionati di ciò, e di dedicarvi di più a migliorare il vostro stile, ad imparare da quelli più bravi, a trovare una buona idea per il vostro prossimo progetto, qualunque sia la lente che userete per realizzarlo. Ricordate, non è la conoscenza della meccanica fotografica a rendervi fotografi: è ciò che producete. Al lavoro!

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